December 03, 2006
...
Credo che una parte di me voglia tornare a casa. Credo di aver imparato la lezione. Credo di aver capito.
Credo che l'altra parte voglia stare qui. Voglia crescere. Credo che mi sto perdendo qualcosa.
Credo che sto prendendo molto. Molto più di quanto chiunque sia in grado di prendere.
Spero mi aspettiate.
Vado a provare a dormire.
November 29, 2006
è quella cosa che ti prende dentro
November 26, 2006
Desert Rose
Ok, un secolo dall'ultimo post. Sorry, lol!Camminare a piedi nudi nella sabbia del deserto è uno dei piccoli piaceri della vita.
Camminare ed attraversare un lato della duna e rabbrividire perchè la sabbia è fredda, passare sull'altro e sentire i piedi scaldarsi piano piano. Rotolare giù come fanno i bambini.
Altro piacere.
October 25, 2006
Ell eii!

7.45, un clacson strombazza impaziente. O forse sono io, che impaziente, non appena avverto quel suono, mi precipito fuori dalla porta di casa, zaino in spalla.
Un mega van bianco, della Chevrolet, mi aspettava.
Sopra, Tina, Fabian e Lukas.
Si parte, direzione Target, dove è fissato il raduno con gli altri ragazzi. Ovviamente noi privilegiati occupiamo subito i posti in fondo mentre piano piano arrivano gli altri exchange.
Si parte!!!!
Viaggio trascorso col naso sul finestrino, ad osservare il paesaggio cambiare a poco a poco, diventare sempre più verde e ridente.
Arriviamo, prima tappa: Olvera street.
Olvera street è dove i primi coloni stabilirono i primi insediamenti. Abbiamo visitato la prima casa ad essere costruita.
E c'è una specie di mercato, per lo più sono bancarelle messicane.
Molto, molto colorato.Seconda tappa, Venice Beach.
Ok, Venice Beach. Una delle agognate spiagge che per noi Europei sognatori e creduloni identificano la California, stile Baywatch, per dire. Attualmente, credo sia la spiaggia dove giravano Baywatch, ma non ne sono certa al 100 per cento.
Beh, che dire. Splendida, splendida la sabbia, l'oceano, l'atmosfera. I surfisti.
Ovviamente non ho resistito alla tentazione di togliere scarpe e calzini, e sprofondare in quella sabbia, così delicata, fresca. E tanto meno sono riuscita a resistere a quella di mettere i piedi nell'oceano...

E ovviamente un'onda mi ha travolto, quindi ho proseguito fradicia...ihihi!
Beh, che dire. Un luogo folle, totalmente. Tantissima gente, tantissima gente folle.
Shopping, pranzo, e via verso...
Beh, allora. Siamo passati per Santa Monica, davanti al famoso Hotel California (quello della canzone degli Eagle), Rodeo Drive, l'hotel di Pretty Woman, fino ad arrivare alla casa di Ozzy Osbourne( o come diavolo si scrive!), dove siamo stati innaffiati... Fabian infatti deve essersi avvicinato troppo al cancello...!
3 ore di shopping a Fermers Market, nulla di rilevante...
Ed eccoci a...

Altro posto completamente folle, pieno di gente.
Walk of fame, foto a più non posso. Faceva uno strano effetto... Quasi mio sentivo potente!

Foto, foto, foto... questa è per te Topy!
October 19, 2006
Cold

C'è freddo. E c'è quel tempo un po' così, di merda, come si suol dire.
La temperatura mattutina è insopportabile. 5 gradi. Non pare vero.
Ed ecco che allora esco. Esco dal mio nuovo, caldo e dormiente nido. Esco, cercando di coprire ogli possibile parte del corpo, cosicchè l'aria gelida non mi tramortisca ulteriormente.
L'odore di quest'aria è qualcosa di magico. Odore di freddo, di autunno che arriva, piano piano, ed ogni giorno è più vicino. Ogni giorno si sente la differenza.
E la musica suona... suona...
Intanto il sole si fa timidamente spazio nel cielo limpido, e crea dei giochi di luce e colori tipici del periodo autunnale. L'edera che si arrampica sui muri, per esempio. Non potrei nemmeno provare a descriverne il colore. I colori. Sono troppi. Sfumature, rossi, marroncini, verdini. Giallognoli.
E intanto i miei occhi si saziano, donano nuova energia alle gambe, che pedalano sempre più forte, e al cuore, che si scalda.
October 16, 2006
Buonanotte
Gli occhi mi si chiudono, il respiro si fa lento, la testa comincia a viaggiare . I nipotini litigano. Ora la musica suona.E allora, buonanotte.
You are everything I wanted
The scars of all I’ll ever know
If I told you you were right
Would you take my hand tonight?
If I told you the reasons why
Would you leave your life and ride?
And ride…
You saw all my pieces broken
This darkness that I could never show
If I told you you were right
Would you take my hand tonight?
If I told you the reasons why
Would you leave your life and ride?
And ride…
October 15, 2006
Sinusoide

In effetti, è da un po' che non scrivo.
Oggi è stata una giornata piena. Non di avvenimenti, ma di emozioni, di differenti stati d'animo, provati a pochissima distanza l'uno dall'altro.
Io, Amanda e zio John abbiamo cucinato i cookies.
Dio che buoni.
Non ricordavo quanto fosse odiosamente piacevole mischiare l'impasto appiccicoso e sporcarsi le mani. E quanto fosse dolcemente infantile rubarne un tocco ricercando lo sguardo complice di chi è con te.
E dirigersi di sotto, ed essere letteralmente investiti da un profumo ghiotto quando si sta per scendere il primo gradino.
"...Think what a better world it would be if we all- the whole world- had cookies and milk about three o'clock every afternoon and than lay down with our blankies for a nap."
Robert Fulghum
October 10, 2006
Carruggi

Lo so, ho appena postato. Lo so. Ma non potevo fare a meno di tornare. E scrivere.
I vicoli. Oddio mi mancano i vicoli. Tantissimo. Quei vicoli sporchi e poetici che ho odiato fino a poco tempo fa. Quei vicoli sporchi e poetici in cui sono nascosti i negozietti più meravigliosi e affascinanti. Come Torielli.
Quante volte ci sono andata. E quante volte ci sono tornata.
Assurdo è, il profumo. Inizi ad assaporarlo, piano piano, da lontano. E passo dopo passo, si fa sempre più forte, più pungente, quasi ti nausea.
Quante volte, ci sono andata, in pieno inverno, giaccone, sciarpa. Brividi.
Quante volte, nonostante il freddo, ho alzato la faccia, abbassato la sciarpa, per permettere a quel profumo di inebriarmi?
Ecco di cosa parlo. Emozioni. Piccole, piccole emozioni.
I vicoli, percorsi ascoltando la mia musica. Vivendo la mia musica. Vedendo le storie cantate dal Faber, lavorando con la fantasia.
Percorsi in inverno. Quando le giornate sono corte e fredde. Quando il buio arriva presto. Quando il thè è finito. Quando si vanno a comprare i regali di Natale e ci si ferma al Berto per una cioccolata calda. Bianca con pinoli.
I vicoli. Il centro storico, la cattedrale.
I tetti del centro storico.
Non so quanti mi possano capire.
Immersione

Luce spenta. Buio. Musica, la mia musica. Una vasca colma d' acqua. Calda. Bollente. Fa sempre un certo piacere concedersi un bagno caldo, bollente, quasi non ricordavo.
Mi sono immersa, nell'acqua. Mi sono immersa, nei miei pensieri. Vecchi, nuovi. Futuri.
Nelle mie paranoie.
Naso tappato.
Ho aperto gli occhi, ho visto tutto soffuso. Non mi è piaciuto, perchè in realtà non ho visto niente. La musica era bassa, imprecisa. Lontana. Eppure così vicina.
Credo che sia brutto vivere la vita dietro ad un vetro, ad uno schermo. Poterla solo guardare, immaginare, rimpiangere. Non poterla toccare, vivere, non potersi emozionare.
Non lasciarsi emozionare dalle piccole cose. Dal profumo di pioggia, di freddo che invade il mattino. Dai raggi del sole che la mattina donano conforto. Dal click della macchina fotografica. Ma anche dal brutto voto appena preso. Dalla partita appena persa. Dalla nostalgia che oscura tutto. Nel bene e nel male.
Credo di non aver mai guardato la mia vita. Spero di non aver mai guardato la mia vita.
Spero di averla sempre vissuta. Credo realmente di averlo fatto. Sempre. Nel bene, nel male.
Poco importa.
Buonanotte
October 09, 2006
9 Ottobre 2006, Genova
Invece in Italia, a Genova, il 9 Ottobre era un giorno che non avrei voluto perdere assolutamente...
Non posso dire "io c'ero". C'ero invece a San Siro. Ma volevo essere a teatro. Lasciarmi emozionare dalla dolcezza delle versioni acustiche, dal violino di Mauro Pagani.
Non ho provato il brivido di sedere a poche decine di metri dal palco, di riconoscere le canzoni prima che gli altri riuscissero a capire cosa stesse suonando. Di urlare, sentendo la mia voce stonata, m a fregarmene, perchè in fondo l'emozione devo pur trasformarla in energia, e l'energia devo pur buttarla fuori. Non l'ho sentito cantare con la dolcezza che ha messo nel libro "La neve se ne frega". E allora...
Cosa ci fai In mezzo a tutta Questa gente Sei tu che vuoi O in fin dei conti non ti frega niente Tanti ti cercano Spiazzati da una luce senza futuro. Altri si allungano Vorrebbero tenerti nel loro buio Ti brucerai Piccola stella senza cielo. Ti mostrerai Ci incanteremo mentre scoppi in volo Ti scioglierai Dietro a una scia un soffio, un velo Ti staccherai Perche' ti tiene su soltanto un filo, sai Tieniti su le altre stelle son disposte Solo che tu a volte credi non ti basti Forse capitera' che ti si chiuderanno gli occhi ancora O soltanto sara' una parentesi di una mezz'ora Ti brucerai Piccola stella senza cielo. Ti mostrerai Ci incanteremo mentre scoppi in volo Ti scioglierai Dietro a una scia un soffio, un velo Ti staccherai Perche' ti tiene su soltanto un filo, sai...
Colombo
October 07, 2006
Brrrr

Qui inizia a fare freddino. Ma che dico, freddino?
Qui si gela! (Ok, considerate una via di mezzo, dato che soffro risaputamente il freddo).
La mattina è tragica. Per tanti motivi. Perchè devo abbandonare il sonno, il buio, il mio caldo lettuccio.
Perchè devo infilarmi quelle maledette lenti a contatto negli occhi, quando ancora sono in dormiveglia.
Perchè devo combattere con me stessa per non mangiare come una piccola scrofa depressa, dato che qui hanno tante di quelle schifezze così buone...
Perchè devo abbandonare casuccia calda e dirigermi verso scuola. Al freddo.
Già, perchè i 49\50 della strada nel tragitto casa-scuola è OMBRA.
Perchè la prima ora è matematica. E chi è così gentile da spiegarmi a che CAZZO serve nella vita saper scrivere una funzione e modificarla??
Comunque, cercando di tralasciare il discorso matematica, data la tarda ora, mi limiterò a parlare di cose meno impegnative.
Chissà perchè, ma riesco sempre a scroccare un passaggio. O faccio davvero pena alla gente, o gli americani sono le persone più disponibili che esistano. O un po' di entrambe.
Ecco, ho freddo.
E sono in casa. Finestre chiuse. E sto indossando pantaloni di velluto, maglia a maniche lunghe e felpa.
Ad ogni modo oggi niente tennis. Casa dolce casa.
Finchè ho deciso di andare a fare un po' di shopping.
3 ore abbondanti trascorse in una manciata di negozi...
Una figata allucinante. Dio solo sa quanta roba mi sarei comprata se avessi avuto un po' più di soldini! Ad ogni modo il bottino è più che rispettabile, e il prezzo pure...
Felpa di American Eagle, una figata, 40 dollari.
Cintura, stesso marchio, 10 dollari.
Pendrive 1 gb,25 dollari.
Tuta di felpa(Giocare a tennis all'aperto ormai è un'impresa) 30 dollari.
2 paia di Jeans, 55 dollari.
Il tutto condito da un bel 8-10% di tasse, a voi il calcolo!
Poi sono andata dove lavora mammà, e ho aiutato... eheheh! Volevano assoldarmi!
Vabbè, ora sono alquanto distrutta, e credo sia bene che me ne vada a nannare!
October 05, 2006
Luci e colori
Credo che se non avessi cambiato Francese con Fotografia, nonostante non mi fosse permesso, avrei un grande rimpianto. Grandissimo. E credo che qualcuno che sta leggendo conosca bene il mio pensiero riguardo ai rimpianti, e sappia cosa voglia dire per me la frase sopra.
Oggi ho sviluppato le mie prime foto. E con "sviluppato" intendo il processo che occorre dopo lo sviluppo del rullino.
Dal negativo, alla fotografia.
Non è complesso, è tutto un gioco di tempo, di luce.
Ed è quanto di più emozionante si possa provare.
La foto sopra è una di quelle che ho sviluppato.
Quella sotto non ha molto a che fare con il motivo del post, nonostante sia una fotografia.
Volevo solo rendervi partecipi di ciò che mi trovo ad ammirare ogni mattina, appena esco di casa.
October 04, 2006
October 03, 2006
Neve(Parte II)

Stette qualche tempo lì. Ferma. Immobile. Quasi rapita da quei petali bianchi che scendevano disordinati e fini da un cielo buio più che mai.
Li guardava, permetteva loro di posarsi delicatamente, quasi chiedessero il permesso, sulla sua pelle, di sciogliersi. Di procurarle un brivido dopo l’altro.
Ad ogni brivido sorrideva. Ma rabbrividiva.
Sentì freddo.
Decise di rientrare. Chiuse il portone, accese la luce, camminò infreddolita verso le scale. Esitò un momento. Poi si girò. Sempre lo stesso odore di legno. Se possibile lo avvertì più forte di prima. Respirò di nuovo, profondamente. Questa volta per gola.
Salì le scale di corsa, infilò la chiave nella toppa come per aprire la porta.
Ma non lo fece. Qualcosa la trattenne. Si fermò sul pianerottolo. La persiana era chiusa, la finestra no. Sentì il sussurrio leggero del vento trasformarsi in ululato. Si voltò di scatto, quasi spaventata, dispiaciuta.
Notò la finestra aperta, la chiuse. Il suo sguardo cadde sull’armadietto, che si trova di fronte alla porta appena sotto la finestra, parte di una vecchia cucina; era stato sistemato sul pianerottolo, probabilmente per pigrizia. Istintivamente aprì l’anta sinistra, e si inginocchiò. Sapeva, o meglio, ricordava, che da una parte erano custoditi i giochi di quando era piccola, e dall’altra le pitture del nonno. Non ricordava cosa si trovasse a sinistra, e cosa a destra. Provò ad indovinare.
Trovò i vecchi giochi da tavolo. Non li aveva mai usati. Chiuse l’anta. Aprì la destra.
C’era il cartone di un vecchio ferro da stiro. Lo prese. Dietro vide un paio di scatole di latta. Guardò frettolosamente nel cartone, vi trovò uno spago e qualche pennello. Posò tutto al suo fianco. Afferrò le scatole di latta. Una alla volta. Erano pesanti. Le aprì, una alla volta. Curiosa, o golosa. Portò la scatola al naso. La pittura era secca, ma «l'odore e il sapore durano ancora per molto tempo sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile l'edificio immenso del ricordo».
Si sorprese a sorridere. Perché il cuore stava sorridendo. Perché così sentiva. Udì la stufa scricchiolare, e credette di aver freddo.
Un altro respiro, un altro ancora. Ripose tutto nell’armadietto. Tanto velocemente quanto disordinatamente. Si alzò di scatto, girò la chiave ed entrò, come se si fosse svegliata di soprassalto.
Aveva davvero freddo. Credette di non averlo, perché scaldata nel profondo dai più dolci ricordi. Spense le luci, sgusciò sotto le coperte, il tempo di sistemarsi comodamente e già dormiva. Un sorriso sincero, dolcissimo la accompagnò nel regno dei sogni, sempre che non vi fosse già.
Buonanotte
October 01, 2006
Neve
Sedeva rilassata, su una delle due poltrone di vimini. Sedeva su quella destra, perché così era solita fare da bambina, quando iniziò a conoscere e ad amare quella casa.Amava quella poltrona.
Perché distendendosi, riusciva ad appoggiare la gambe su una delle sedie verdi. Ma soprattutto perchè sedeva di fronte alla finestra.
Respirava odore di freddo.
Odore di legno. Le trasmetteva un senso di pace, sicurezza, calore.
Guardava la finestra. Le persiane erano aperte, i vetri erano appannati, riusciva appena a vedere oltre, eppure sembrava prestasse attenzione a qualcosa.
Era ormai buio, era molto tardi. Il lampione emanava una luce fioca. Più fioca del solito, come se anch’esso soffrisse il freddo e sentisse l’inverno.
Non si riusciva a scorgere la cima del Monviso. Da piccola stava ore ed ore ad osservare il sole nascondersi e tramontare dietro alle Alpi. Rimaneva spesso incantata da quel meraviglioso quadro, dove il rosso pastello predominava sugli altri colori, e chiamava i nonni, per condividere con loro l’emozione di un tramonto.
La stufa scricchiolò, lei la guardò e notò che le fiamme si stavano facendo più alte.. Segno che la temperatura stava scendendo ancora.
Si alzò. Aprì la finestra. Rabbrividì. I suoi piedi nudi toccarono il freddo pavimento del balcone. Altro brivido. Respirava aria di freddo. Si appoggiò alla ringhiera nera. Brivido. Era Fredda. Si guardò intorno.
Il paese era addormentato. Le imposte erano chiuse, le luci spente. La nebbia bassa. E densa. La notte silenziosa. Respirava, inalava aria gelida che penetrava nei suoi polmoni. Aveva la punta del naso ghiacciato, i piedi ormai non li sentiva più. Altro brivido. Nella casa di fronte si accese una luce. Dopo poco si spense. Non un rumore. Solo il sussurro del vento freddo. Le macchine posteggiate erano coperte da uno strato di neve. Non sapeva avesse nevicato. Non se ne era accorta. Ma ancora non realizzò. La nebbia era densa, c’era odore di neve.
Sospirò profondamente, quasi come se si volesse saziare con quell’odore. Quasi come se volesse custodirlo.
Rientrò. Tornò a sedersi sulla poltrona, quella destra.
Appoggiò le gambe sulla sedia, quella verde.
Riprese a guardare attraverso i vetri appannati. Ma qualcosa nella sua espressione era cambiato. Lo sguardo .Gli occhi. Erano gli occhi dei bambini. Quelli sognanti che attendono impazienti la neve. Quelli innocenti che si emozionano facilmente. Quelli ridenti che si sorprendono di tutto. Quelli curiosi, che sembrano domandare sempre “Perché?”.
Iniziò a nevicare di nuovo. A lei sembrò di sognare. Pensava fosse un’allucinazione. Fosse solo suggestione.
Si alzò di scatto. D’istinto. Si infilò calzettoni e scarpe. Prese una felpa, le chiavi di casa e uscì. Scese le scale due a due, infilandosi la felpa. Aprì il portone. Aveva un odore di legno. Forte. Volle saziarsi anche con quello. Non per gola. Per fame di sensazioni.
Uscì, un brivido la scosse. Le percorse la schiena. Non per il freddo. Per la felicità.
Buonanotte
September 30, 2006
Tu chiamale se vuoi, emozioni

Un finestrino, due occhi. Una macchina che va, un cuore, la voglia di sognare.
Oh, e qualcosa fuori dal finestrino, un panorama nella fattispecie.
E sono in pace con me stessa.
La macchina va, la musica è alta, il sole è già basso. Troppo per riuscire a vederlo, mentre la luna si mostra dolce come sempre e le stelle sono coperte. I miei occhi guardano, avidamente risucchiano quello splendore. Lo passano al cuore. Appoggio la fronte al finestrino. È freddo. Sto imparando che anche il deserto è capace di stupire, e quando lo fa, lo fa nel migliore dei modi. Emozionando.
"Io so di non sapere"

Odio l'ignoranza. Perchè rende le persone ignoranti. E perchè dà loro la consapevolezza di sapere tutto. Le rende vuote, stupide. Le rende insopportabilmente presuntuose. E poco tolleranti.
Insomma, una brutta, brutta bestia. Di cui non voglio essere vittima.
Ma non voglio essere vittima nemmeno di persone ignoranti. Non voglio permettere loro di condizionare la mia vita, di rovinarla.
Che fine ha fatto il detto Socratico "io so di non sapere"?
Dimenticavo, in America non studiano filosofia.
CHE SI FOTTA.
September 28, 2006
Stonehenge

Ma perchè qui tutto è più difficile?
Perchè qui ogni piccola cosa viene ingigantita, fino ad assumere le dimensioni di un macigno?
Perchè per me è sempre stato difficile parlare, ma facile lasciare scorrere, perchè è più comodo non affrontare problemi e discussioni. O se l'ho fatto, e l'ho fatto spesso, l'ho fatto nel modo sbagliato. Con presunzione forse, con poca apertura. E ora mi trovo a dover affrontare ogni piccola incomprensione e a doverla risolvere, altrimenti il macigno mi soffoca.
E non con quella presunzione, che presunzione non è. Credo fosse solo paura, che si trasformava in durezza, in schiettezza. Dura. Non scolpita.
September 27, 2006
Muro

Pensavo che è bello avere qualcuno che crede in te. Lontano, vicino. Non importa. Ma ancora meglio è credere in se stessi. Giusto il necessario, non troppo. Penso sia fondamentale essere coscienti dei propri limiti, coscienti di avere dei limiti, consapevolezza senza la quale non si arriverà lontano. Penso sia bello vivere finalmente bene con se stessi. Penso sia bello che lo zio mi consideri come una figlia. Penso che sia ancora più bello il fatto che me lo abbia detto. Penso sia una delle fortune maggiori potersi svegliare, sapendo che imparerai qualcosa di nuovo, migliorerai un pochino. Magari solo un mattoncino. Ma tanti mattoncini fanno un muro. Penso che sia tardi, e sarebbe meglio andare a dormire.
September 26, 2006
Switch

"Fifteen - Low, first serve."
Ricevo, palla nell'altro campo, bene. Risponde.
Cazzo, sono per terra. La caviglia, la sinistra, maledetta.
"Are you all right??"
"Ya, ya, thank you very much". Vado a prendere l'altra pallina.
"Uhm, you know what, I'm not really sure I'm all right..."
Si avvicina, mi siedo per terra. Il campo brucia. Cazzo che male. Mi tolgo la scarpa.
La rimetto, stringo. "Ok, let's go ahead". Continuo, la caviglia fa male. La testa va per i fatti suoi.
No. No. Non ho perso solo perchè ho preso una storta, avanti, gioca.
1-0
2-0
3-0
Cazzo. Allora??
3-1
3-2
4-2
4-3
Dai, cazzo daaaaiii!
5-3
5-4
Hanno tutti finito di giocare. Mi stanno guardando. Lo sento. Lo sento dal silenzio. Ok, sgombra la mente.
Serve lei. "Five - four, first."
Ricevo, ma va fuori.
"Fifteen - low, first."
Vai, io non ho niente da perdere. La squadra tifa per me. "Nice point Camilla, gooooooo!"
Mi viene da sorridere loro, ma mi trattengo. Concentrazione.
"Fifteen all, first"
Mio.
"Fifteen - thirty, first." Mio.
"Fifteen - forty, first." Mio.
Game.
5-5
Si arriva a sette. Pietà, sono esausta.
Altri due games. Cerco di mantenere la concentrazione, di rimanere tranquilla, ma ovviamente non ci riesco.
Ho perso, 7-5.
Ma con immensa soddisfazione.
Delusione

Delusione. Mi chiedo perchè certe volte la vita ci neghi queste piccole soddisfazioni.
Ho passato quasi un'ora di agitazione dietro al mio cucciolo di rullino, cercando di fare tutto alla perfezione, attendendo il risultato finale. E cos'è il risultato finale? Solo 2 foto sono venute, pellicola trasparente. Trasparente.
September 25, 2006
Misty Path
Che stanchezza stamattina. Ho rischiato di non alzarmi, perchè l'ora sull'Ipod è quella italiana, ma in formato americano. Ok, troppo complicato. Riproviamo così. Io mi alzo tutti i giorni alle 6 am, che in Italia sono le 15. Solo che l'Ipod mi dice che sono le 3pm. Ma il “pm”, chi lo vede la mattina?E allora, faccio pipì e torno a nannà, per poi alzarmi come una furia, imprecando. In inglese. Mi precipito giù per le scale, rischiando di ruzzolare giù con assai poca grazia, ma mi ricompongo. Quindi, rigorosamente in pigiama ed infreddolita, verso il caffè, già pronto ed ancora caldo, apro il freezer, prendo una cosiddetta “raspberry pie”, ovviamente congelata, e la metto nel classico tostapane americano, 6 minuti, modalità toast, e torno in camera a vestirmi.Che bello il classico tostapane americano, fa molto film. E anche la macchina del caffè.
Ad ogni modo. Torno giù, controllo che la mia colazione sia pronta, ma la marmellata all’interno è ancora ghiacciata. Non è pronto. Più tempo. Più tempo. Ok, ma no ne ho così tanto. Torno su, preparo lo zaino, torno giù. La mia “Raspberry Pie” è bruciacchiata. Fa niente, stamattina va così. Buona. Ma meglio se mangiata con il “Blueberry Syrup”. Moooolto calorica. Inizio a mangiare avidamente, non solo perchè sono in ritado. Ovviamente il dannato caffè è ustionante. E che proprietà hanno le bevande ustionanti? Ustionano. Buono a sapersi.
Esco di corsa, ma dimentico la bici. Ok, garage, bici, chiudi garage, accendi l' Ipod mentre esci dalla porta di casa, via. Freddo. Taaanto freddo. E più la velocità aumenta, più l’aria fredda penetra attraverso la maglietta rosa che indosso, e mi fa rabbrividire. Destra, sinistra, destra. E dritti. Per un bel po’.
Arrivo a scuola, trovo chi non vorrei trovare, ma per fortuna arrivano anche gli altri. Li osservo mentre escono dalla caffetteria con il loro vassoio di carta, colmo. Ognuno con la sua camminata, ognuno con la sua espressione. Stanca, assonnata, interessante. Salutano. Chi con un abbraccio, chi con il bacino sulla guancia, chi con un semplice "ciao e comunque basta parlare in italiano!", chi con il saluto da yo yo fratello. E sorrisi. E si mangia. Ogni tanto qualcuno borbotta qualcosa cercando di intraprendere una conversazione, ma il tentativo, seppur apprezzato, non viene raccolto.
Siamo tutti un po' assorti nei nostri più dolci pensieri e ricordi, in attesa che un'acida campanella ci faccia sobbalzare e ci riporti alla realtà. Stiamo ancora dormendo, o sognando. O vivendo.
Suona. Il timbro non è nemmeno lontanamente simile a quello dell’amata campanella che scandisce le mattinate in quel di Via Bellucci.
Classi, una dopo l'altra, da matematica ad Inglese, e si passa da una temperatura più che accettabile ad una polare. Cazzo. E via di corsa su per le scale, verso l’edificio artistico. Artistico nel senso che nell’edificio 6000 ci sono tutte le classi artistiche. Quelle musicali, Drama, Sculture, Photo…Photo appunto, la mia classe- pupillo, che ho trascorso allenandomi ad avvolgere la pellicola nella rotella di metallo. Cosa che andrà fatta dentro ad una sacca, quindi senza vedere. Cosa che non so fare vedendo, ma imparerò sicuramente perché la fotografia è qualcosa di magico. Si fa tutto al buio, ma è tutto un gioco di luci. Dall’inizio, da quando si immortala l’obbiettivo, cercando di cogliere la luce giusta, l’inquadratura giusta. A quando la luce non deve penetrare, altrimenti rovina un sogno. A quando con la luce e il negativo nasce la foto sulla carta. La carta bianca viene immersa nella soluzione di chimica, ed inizia a comparire l’immagine. E si sta sul bordo della vaschetta, pregando che la foto venga bene. Non troppo scura.
O troppo chiara.
Biologia.
Pranzo. Cibo cinese. Mhhh, cibo cinese. Che buono. Lo adoro. Lo sanno tutti. Persino la tizia che lavora alla cafèteria, infatti ormai me ne tiene uno da parte, perchè i bufali del A Lunch vanno matti per la scatolina bianca contenente riso, pollo, ananas e verdure. Diamine che buona. Pesca, 'na pietra.
Eeee, la campana suona. Di corsa in bagno a far pipì, e poi chitarra, altra classe-pupillo. Altra novità ,altro piccolo sogno.
1.38pm. Basket. Controvoglia, ovviamente, dato che siamo in piena preparazione atletica. Controvoglia dato che domani giochiamo una partita di tennis. Stretching, pronte sulla linea per i consueti sessanta campi, ma il Coach ci ferma.
Discorso pre stagione. Discorso classico. Sportivo. Stimolante. Nice speech man!;)E poi, racchetta, un sorso d’acqua e viaaaa verso i campi di tennis. Servizio ladies. Il mio tallone di Achille. Servizio. E il polso ora mia fa un male cane. Sotto il sole. Provo a servire, mi concentro sul movimento, cerco di ricordare cosa mi diceva il mio maestro Sergio durante quelle poche lezioni in cui ho affrontato il servizio.
Ok, i piedi sono messi giusti. Tutto dipende dal lancio della pallina. E poi, movimento, esteso. Quanto mi piace il rumore della racchetta che impatta la pallina.
Pick up the balls, ladies, let's go!Pare sia ora. Si va, si elemosino i passaggi per domani, e via in bici.Gambe dolenti, gola secca, come sempre sono sudata. Stremata. Stonata. Mi avvicino a casa, la musica è al massimo ma riesco a sentire la mia voce.
Sinistra, mi pregusto l'arrivo a scuola e a casa di domani, seduta su una comoda vettura.
Finalmente svolto in Misty Path, riesco a vedere la mia casuccia. C’è il truck nero di papà con l’adesivo dei Raiders. Lascio la bici davanti al garage, entro dalla porta. Nipotini che corrono a salutarmi ed abbracciarmi, corro ad aprire il garage e a mettere a posto la bici.
Computer, compiti. Chitarra. E football. Sissignori, inizia a piacermi il football, forse perchè inizio a capire come funziona. E le cheerleader, insomma, non sono così stupide. E nemmeno così belle. Ci sono delle culone ;)
…Ah, ma lo sapevate che esistono anche i cheerleader uomini???
Quelli si che sono belli!;)
Hugs
September 24, 2006
Caffè
September 23, 2006
Le mie cinque strane abitudini
1. Ho l'abitudine di finire ogni pasto con qualcosa di dolce;
2. Ho l'abitudine di addormentarmi con la musica, fin da quando il mio papà mi ha regalato il mio primo walkman, evento che risale a 8-10 anni fa;
3. Non riesco a dormire scoperta, il lenzuolo è una sorta di protezione, piuttosto muoio di caldo;
4. Prima di ogni partita che devo giocare sono sempre agitatissima;
5. Ho l'abitudine di chiudermi spesso in camera, buio, musica casuale, pensare e dormire.
Nomino
Giulia
Gufa
Genna
Ire
Paolone
September 20, 2006
Semplicemente

Un post rapido, essenziale, importante.
Un grazie alle persone che mi stanno aiutando ed accompagnando, chi da vicino, chi da lontano, chi dagli States.
Un grazie allo Zio John che mi chiama Sweety. E a M. Mattsson, che mi aiuta a realizzare un sogno.
Un grazie a chi mi incoraggia e a chi l'ha fatto. Un grazie a chi ha permesso tutto ciò.
Buonanotte e... grazie.
Mattina

La mattina è la parte che preferisco. Quiete. Pace.
La mattina è la parte che preferisco. Perchè sono sola con me stessa, e l'unica cosa che mi accompagna è la voglia di iniziare una nuova giornata. Di vivere una nuova giornata.
Di scoprire nuove cose, conoscere nuove parole. Nuova gente.
La mattina è la parte che preferisco.
Mi piace uscire, passando dal garage. Colori mozzafiato. Prendere la bici, musica al massimo, occhiali da sole. Pedalare. Pedalare. E cantare, e pedalare. E cantare, mentre il fiato si fa corto, la gola secca e le gambe pesanti. E il sole si fa strada nel cielo azzurro. Continuare a cantare, e pedalare. Perchè è così che entra in circolo l'adrenalina.
L'adrenalina.
September 19, 2006
Notte
Memories

New York, 3 Agosto 2005
Time Square, euforia. Luci, colori, suoni, macchine, persone. Rispecchia esattamente lo stato interiore che provo. Questa è New York. Gente che si riversa in strada in cerca di chissàcosa. Gli schermi trasmettono immagini che scandiscono i battiti dei nostri cuori. Negozi enormi, auto mai viste, taxi da film.
September 16, 2006
Ghiaccio sul polso destro

Ghiaccio sul polso destro. Sono riuscita a farmi male come i bambini. Anzi peggio.
Non credo che molti di voi possano provare o abbiano provato ciò che sto vivendo io. E parlo di tutto.
Emozioni, difficoltà, novità, incazzature, incomprensioni, differenze, nostalgia. Tutto. E altro ancora.
Non faccio della retorica, ma qui ogni cosa ha un sapore diverso. Sarà la consapevolezza di poter, e soprattutto di voler contare solo sulle mie forze, sulle mie capacità, su me stessa. Anche le piccole cose, soprattutto quelle cui normalmente non si dà alcuna importanza, quelle davvero piccole, minuscole, aiutano a superare poco a poco le proprie paure, timori, timidezze. Ogni piccolo passo suona come una conquista. Personale. Personalissima. E di nuovo, perché qui ci sono io. E io. È un continuo lavoro su se stessi. Lavorare, lavorare, limare, smussare. Forse un po’ cambiare. E anche migliorare. E crescere.
Quasi non me ne accorgo, in fondo lo faccio per sopravvivenza. Per necessità.
Per fortuna nella mi solitudine, non sono sola.
Grazie.
September 11, 2006
Liberty Symphony

Cause it's a bitter sweet symphony that's life...
Try to make ends meet, you're a slave to the money then you die.
I'll take you down the only road I've ever been down...
You know the one that takes you to the places where all the things meet, yeah.
No change, I can change, I can change, I can change,
but I'm here in my mould, I am here in my mould.
But I'm a million different people from one day to the next...
I can't change my mould, no,no,no,no,no,no,no
Well I've never prayed,
But tonight I'm on my knees, yeah.
I need to hear some sounds that recognise the pain in me, yeah.
I let the melody shine, let it cleanse my mind, I feel free now.
But the airwaves are clean and there's nobody singing to me now.
No change, I can change, I can change, I can change,
but I'm here in my mould, I am here in my mould.
And I'm a million different people from one day to the next
I can't change my mould, no,no,no,no,no,no,no
Have you ever been down?
I can change, I can change...
'Cause it's a bittersweet symphony this life.
Trying to make ends meet, try to find somebody then you die.
You know I can change, I can change, I can change,
but I'm here in my mould, I am here in my mould.
And I'm a million different people from one day to the next.
I can't change my mould, no,no,no,no,no,no,no
We've got ya sex and violence melody and silence
Have you ever been down
I'll take you down the only road I've ever been down
Bittersweet Symphony. Mi ricorda qualcosa, qualcuno. Un pullman, diretto a Greenwich Village.
Mi trasmette serenità, libertà. Che bello pedalare in mezzo al deserto, musica al massimo, cantare a squarciagola, intanto non c'è nessuno in giro. Sudata, dopo tre ore di tennis. Stremata dopo tre ore di tennis. Oggi sono felice, tanto.
Domani vediamo.
Grazie Giulia, ti voglio bene.
Doveroso

Oggi è l'11 settembre 2006. Sono passati 5 anni, da quando l'America intera è stata scossa dai due aerei dirottati sul World Trade Center. Bene, inevitabilmente oggi a scuola la cosa non è stata ignorata. Ora di inglese, terzo periodo. Passa l'avviso. E non tramite bidelle, ma con la radiolina che è in ogni classe. Di solito una squillante voce femminile esordisce con "Goodmorning Silverado Staff and students". Stamattina nessun "goodmorning", nessuna voce femminile. Voce maschile, che ha ricordato il fatto di cinque anni fa, e ha blaterato di accendere la tv presente in ogni classe, perchè avrebbero trasmesso un video, suppongo. Tecnologggici, huh? Ad ogni modo la tv della mia classe di inglese è rotta, ma in compenso abbiamo il maxischermo collegato al computer. La prof ha messo su un video. Tutte testimonianze audio - visive tratte da telecamere amatoriali e non. Non avevo mai visto attentamente quelle immagini. O meglio, avevo visto, ma non guardato. Non voglio essere melodrammatica e patetica, ma ho fatto fatica a trattenermi. Voglio dire, quando vedi gente che si butta da altezze simili piuttosto che morire in altro modo, è pesante. Sono immagini forti, a me personalmente, fanno un certo effetto.
E poi, poi. Poi pensi alle persone che hanno perso qualcuno. A quelli bloccati nelle Torri Gemelle, che consapevoli di non potercela fare, chiamano a casa. Non voglio immaginare come possa essersi sentita la gente che le telefonate le ha ricevute. Poi pensi all'immagine dei due aerei, che squarciano in due le torri. E dopo un po' le torri cadono. E una nube nera avvolge la città. Una nube nera. Nera.
September 10, 2006
September 09, 2006
Sol Do9 Mim
Eccomi. Di nuovo cameretta, buio, e musica. E un computer davanti. Questa è la mia vita. Si, è vero. Sono andata al parco, a fare due tiri a basket. Non sono poi così scarsa. Magari se lavorassi un po' meglio... Stamattina sono andata a comprare la racchetta da tennis. Sono andata con Roxana e Robin. E Martin. Beh. Intanto ho imparato che la gonna qui non la si può mettere. Almeno non le gonne svolazzanti. Perchè? Svolazzano. E non è bello ritrovarsi in mutande davanti a due ragazzi.No, decisamente non lo è.
Intanto scopro che le paure che mi sono portata dietro le paure che avevo. Quindi le ho ancora. E quindi la differenza è che ora sono sola, non ci sono gli amici, non c'è papà, ci sono io. Chissà che non mi stupisca di me stessa. Mi piacerebbe, qualunque poi sia la conseguenza. In fondo il fine ultimo di questo anno è provare e vivere nuove esperienze. E allora perchè non mi butto?
Paura di farsi male? Posso sempre rialzarmi. Troppo faticoso?
Eh, se ragioniamo così non andiamo proprio da nessuna parte. Rimbocchiamoci le maniche, rischiamo, mettiamoci in gioco una volta tanto. Magari ne vale la pena. Magari. Magari. Magari.
September 08, 2006
Adagio
One, two, three, four; one, two, three, four.... Dleeen, dleen.Non so perchè ho postato la canzone. Sentivo di farlo, e l'ho fatto. Mi piace sedere per terra, al buio nella mia nuova camera, computer, che emana familiari melodie, in grembo... e scrivere.
Scrivere, una cosa che ho sempre evitato. Non mi sento ferrata, mi sento stupida. Forse lo sono a sentirmici. Al momento l'Adagio di Albinoni sta evocando ricordi. Bei ricordi. Violino. Amo il violino. Sto scrivendo. Non so cosa, non so perchè, ma scrivo. Probabilmente tra cinque minuti un istinto omicida premerà con impeto il tasto CANC e farà sparire questi caratteri, queste lettere che messe insieme suonano male. A me. Oggi è venerdì, e la terza settimana di scuola è finita. Domani si può dormire. Dormire, eh? Ne ho un disperato bisogno. Da lunedì potrò muovermi in bici, il che mi rende molto felice. Avrò un pelo di autonomia in più, il che non dispiace. Ogni mattina dovrò percorrere circa 5 km per raggiungere la mia adorata e adorabile scuola. Ah, e ovviamente altri sempre circa 5 km per tornare a casa. La vedo male, considerando che prima di andare a casa ho un'ora di allenamento a pallacanestro e un'ora e mezza di tennis. Tennis. Il mio braccio, o meglio, la mia spalla duole. Da quanto non prendevo una racchetta da tennis in mano? Bella domanda. Tre anni? Quattro?
Oggi test di matematica, un gran casino. Credo che sia andata malino, ma sarà solo il punto di partenza. Lavorerò. Per la prima volta in vita mia studierò matematica.
L'Adagio di Albinoni non è ancora finito.
Invece di Biologia abbiamo fatto un piccolo lavoro che ci aiuterà a capire e ricordare i complessi nomi che saremo chiamati a studiare, e anche oggi ero nel mio. Tutti prefissi dal latino o greco.
L'Adagio è finito. Il mio greco un po' arrugginito. Mi dispiace. Mi piace il greco. Voglio dire, è amabilmente interessante. Se fatto bene.
Ad ogni modo Mr Herr, il mio professore era esaltatissimo perchè sapevo tutto, e perchè so scrivere e leggere in greco antico. Eheh, tutto fa.
Sto morendo di caldo.
Per fortuna per il fine settimana non abbiamo moltissimi compiti, anche se io ho la doppia razione di inglese, perchè solo oggi ho avuto il libro e devo recuperare. Doppia? Tripla direi, considerando la mia evidente difficoltà a scrivere un testo in lignu inglese. Ma che vuoi fa', ce la siamo scelta noi.
Domani vado a comprarmi una racchetta da tennis. E non vado sola. Maledizione.
Procediamo, adagio, ma procediamo.
Marinella

Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella
sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla sua porta
bianco come la luna il suo cappello
come l'amore rosso il suo mantello
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue un aquilone
e c'era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c'era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose la mano sui tuoi fianchi
furono baci furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle
dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent'anni ancora alla tua porta
questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose.
September 07, 2006
Io gioco

Oggi per gioco (nel senso che avevo "un'ora buca" e mi sono mischiata tra la squadra di tennis, pur di fare qualcosa... ma l'unico modo per poter cazzeggiar... ops, giocare, era dire che volevo fare il provino per entrare in squadra...) sono entrata nella squadra di tennis... e nella Varsity, mica pizza e fichi...!!!
Mi sento molto fuori luogo, molto inchiappata a giocare a tennis, soprattutto se penso che tra una settimana nemmeno inizia la pre season, which means games... Oh God! Ops, quello è inglese...
Ma non mi importa, davvero stavo iniziando ad odiare il fatto di arrivare a casa alle 3, e non fare niente fino alle 9, orario in cui vado a dormire qui. Si, lo so, tristezza!!
Ma da domani avrò tutti i giorni 1 ora di basket e 2 ore di tennis... Spero di reggere, perchè oggi sono morta... La coach ha detto che per quello che ha visto e per il poco che ho giocato tennis prima di ora, le piace come gioco, e che in un paio di settimane sarò molto brava... Ci credo poco, ma se lo dice lei!!!
Beh, ad ogni modo la coach mi ha fatto vedere la divisa della squadra Varsity, e mi ha proposto il vestitino da tennista stragnocca, bionda, dotata di gambe chilometriche, stile Sharapova. Non oso immaginare la mia espressione, ma pare sia stata sufficientemente eloquente, dato che mi ha dato una pacca sulla schiena, dicendo qualcosa tipo "Ok, don't worry, honey, I got it", e ha sfogliato velocemente le pagine, per poi mostrarmi i pantaloncini(abbastanza inguinali per i miei gusti, molto "modi ateltica")e la maglietta...
Honey, honey.
Adoro gli americani... Ti chiamano "honey" sempre e comunque, ah, o sugar, sweety. Ok, è un po' come se in Italia la gente ti chiamasse "gioia", ma è molto meno squallido... E la gente sa quanto sia squallido. Gli unici che si ostinano a pronunciare quella parola sono gli omini e le donnine che vendono sul mercato, e quando lo fanno, solitamente, la destinataria si gira con fare minaccioso oppure scoppia a ridere in faccia... eh eh eh!
Poi, Jeremy ha cambiato famiglia e scuola, quindi... CiaoCiao!
Ah e poi dato che sono nella squadra ti tennis mi hanno dato un nuovo armadietto, moooolto più capiente! Ci deve stare la racchetta, quindi è bello grosso!
Vado a docciarmi, perchè sono stanca e puzzolente
September 06, 2006
Nero
Usi il giallo per dire che il sole non lo si può guardare in faccia. Il giallo per il potere. Il giallo per il volere.
Usi il rosso per l'incombenza del sangue, la dipendenza dal sangue, l'intraprendenza del sangue. Usi il roso per le radici.
Usi il bianco per accendere la luce.
Usi il nero per spegnerla.
Per accendere l'ombra.
Oppure li mescoli e abusi delle migliaia di nuove possibilità.
Buonanotte
Ordine, pace
Sto aspettando che la dryer mi restituisca i miei vestitini asciutti. Secondo me è una roba intelligentissima. Mi piace. 1-o per gli States e palla al centro. Ad ogni modo, bando alle ciance. I miei nipotini sono fantasticamente tremendi, ne combinano una dopo l'altra, poco fa hanno allagato la cucina con del thè freddo... come hanno fatto lo sanno solo loro!
Beh, vado a prepararmi per andare a nannare, perchè qui sono le 10 PM, e domani alle 5.45 devo svegliarmi... Domani prima pedalata da casa a scuola, e la campanella suona alle 6.45...
Sono sicura che mi perderò un paio di volte...






