October 25, 2006

Ell eii!




7.45, un clacson strombazza impaziente. O forse sono io, che impaziente, non appena avverto quel suono, mi precipito fuori dalla porta di casa, zaino in spalla.
Un mega van bianco, della Chevrolet, mi aspettava.
Sopra, Tina, Fabian e Lukas.
Si parte, direzione Target, dove è fissato il raduno con gli altri ragazzi. Ovviamente noi privilegiati occupiamo subito i posti in fondo mentre piano piano arrivano gli altri exchange.
Si parte!!!!
Viaggio trascorso col naso sul finestrino, ad osservare il paesaggio cambiare a poco a poco, diventare sempre più verde e ridente.
Arriviamo, prima tappa: Olvera street.
Olvera street è dove i primi coloni stabilirono i primi insediamenti. Abbiamo visitato la prima casa ad essere costruita.
E c'è una specie di mercato, per lo più sono bancarelle messicane.Molto, molto colorato.
Seconda tappa, Venice Beach.
Ok, Venice Beach. Una delle agognate spiagge che per noi Europei sognatori e creduloni identificano la California, stile Baywatch, per dire. Attualmente, credo sia la spiaggia dove giravano Baywatch, ma non ne sono certa al 100 per cento.
Beh, che dire. Splendida, splendida la sabbia, l'oceano, l'atmosfera. I surfisti.
Ovviamente non ho resistito alla tentazione di togliere scarpe e calzini, e sprofondare in quella sabbia, così delicata, fresca. E tanto meno sono riuscita a resistere a quella di mettere i piedi nell'oceano...




E ovviamente un'onda mi ha travolto, quindi ho proseguito fradicia...ihihi!

Beh, che dire. Un luogo folle, totalmente. Tantissima gente, tantissima gente folle.

Shopping, pranzo, e via verso...

Beh, allora. Siamo passati per Santa Monica, davanti al famoso Hotel California (quello della canzone degli Eagle), Rodeo Drive, l'hotel di Pretty Woman, fino ad arrivare alla casa di Ozzy Osbourne( o come diavolo si scrive!), dove siamo stati innaffiati... Fabian infatti deve essersi avvicinato troppo al cancello...!

3 ore di shopping a Fermers Market, nulla di rilevante...

Ed eccoci a...

Altro posto completamente folle, pieno di gente.

Walk of fame, foto a più non posso. Faceva uno strano effetto... Quasi mio sentivo potente!


Foto, foto, foto... questa è per te Topy!

October 19, 2006

Cold



C'è freddo. E c'è quel tempo un po' così, di merda, come si suol dire.
La temperatura mattutina è insopportabile. 5 gradi. Non pare vero.
Ed ecco che allora esco. Esco dal mio nuovo, caldo e dormiente nido. Esco, cercando di coprire ogli possibile parte del corpo, cosicchè l'aria gelida non mi tramortisca ulteriormente.
L'odore di quest'aria è qualcosa di magico. Odore di freddo, di autunno che arriva, piano piano, ed ogni giorno è più vicino. Ogni giorno si sente la differenza.
E la musica suona... suona...
Intanto il sole si fa timidamente spazio nel cielo limpido, e crea dei giochi di luce e colori tipici del periodo autunnale. L'edera che si arrampica sui muri, per esempio. Non potrei nemmeno provare a descriverne il colore. I colori. Sono troppi. Sfumature, rossi, marroncini, verdini. Giallognoli.
E intanto i miei occhi si saziano, donano nuova energia alle gambe, che pedalano sempre più forte, e al cuore, che si scalda.

October 16, 2006

Buonanotte

Gli occhi mi si chiudono, il respiro si fa lento, la testa comincia a viaggiare . I nipotini litigano. Ora la musica suona.
E allora, buonanotte.

You are everything I wanted
The scars of all I’ll ever know
If I told you you were right
Would you take my hand tonight?
If I told you the reasons why
Would you leave your life and ride?
And ride…

You saw all my pieces broken
This darkness that I could never show
If I told you you were right
Would you take my hand tonight?
If I told you the reasons why
Would you leave your life and ride?
And ride…

October 15, 2006

Sinusoide


In effetti, è da un po' che non scrivo.
Oggi è stata una giornata piena. Non di avvenimenti, ma di emozioni, di differenti stati d'animo, provati a pochissima distanza l'uno dall'altro.
Io, Amanda e zio John abbiamo cucinato i cookies.
Dio che buoni.
Non ricordavo quanto fosse odiosamente piacevole mischiare l'impasto appiccicoso e sporcarsi le mani. E quanto fosse dolcemente infantile rubarne un tocco ricercando lo sguardo complice di chi è con te.
E dirigersi di sotto, ed essere letteralmente investiti da un profumo ghiotto quando si sta per scendere il primo gradino.

"...Think what a better world it would be if we all- the whole world- had cookies and milk about three o'clock every afternoon and than lay down with our blankies for a nap."
Robert Fulghum

October 10, 2006

Carruggi




Lo so, ho appena postato. Lo so. Ma non potevo fare a meno di tornare. E scrivere.
I vicoli. Oddio mi mancano i vicoli. Tantissimo. Quei vicoli sporchi e poetici che ho odiato fino a poco tempo fa. Quei vicoli sporchi e poetici in cui sono nascosti i negozietti più meravigliosi e affascinanti. Come Torielli.
Quante volte ci sono andata. E quante volte ci sono tornata.
Assurdo è, il profumo. Inizi ad assaporarlo, piano piano, da lontano. E passo dopo passo, si fa sempre più forte, più pungente, quasi ti nausea.
Quante volte, ci sono andata, in pieno inverno, giaccone, sciarpa. Brividi.
Quante volte, nonostante il freddo, ho alzato la faccia, abbassato la sciarpa, per permettere a quel profumo di inebriarmi?
Ecco di cosa parlo. Emozioni. Piccole, piccole emozioni.
I vicoli, percorsi ascoltando la mia musica. Vivendo la mia musica. Vedendo le storie cantate dal Faber, lavorando con la fantasia.
Percorsi in inverno. Quando le giornate sono corte e fredde. Quando il buio arriva presto. Quando il thè è finito. Quando si vanno a comprare i regali di Natale e ci si ferma al Berto per una cioccolata calda. Bianca con pinoli.
I vicoli. Il centro storico, la cattedrale.
I tetti del centro storico.
Non so quanti mi possano capire.

Immersione




Luce spenta. Buio. Musica, la mia musica. Una vasca colma d' acqua. Calda. Bollente. Fa sempre un certo piacere concedersi un bagno caldo, bollente, quasi non ricordavo.
Mi sono immersa, nell'acqua. Mi sono immersa, nei miei pensieri. Vecchi, nuovi. Futuri.
Nelle mie paranoie.
Naso tappato.
Ho aperto gli occhi, ho visto tutto soffuso. Non mi è piaciuto, perchè in realtà non ho visto niente. La musica era bassa, imprecisa. Lontana. Eppure così vicina.
Credo che sia brutto vivere la vita dietro ad un vetro, ad uno schermo. Poterla solo guardare, immaginare, rimpiangere. Non poterla toccare, vivere, non potersi emozionare.
Non lasciarsi emozionare dalle piccole cose. Dal profumo di pioggia, di freddo che invade il mattino. Dai raggi del sole che la mattina donano conforto. Dal click della macchina fotografica. Ma anche dal brutto voto appena preso. Dalla partita appena persa. Dalla nostalgia che oscura tutto. Nel bene e nel male.
Credo di non aver mai guardato la mia vita. Spero di non aver mai guardato la mia vita.
Spero di averla sempre vissuta. Credo realmente di averlo fatto. Sempre. Nel bene, nel male.
Poco importa.
Buonanotte

October 09, 2006

9 Ottobre 2006, Genova

Invece in Italia, a Genova, il 9 Ottobre era un giorno che non avrei voluto perdere assolutamente...
Non posso dire "io c'ero". C'ero invece a San Siro. Ma volevo essere a teatro. Lasciarmi emozionare dalla dolcezza delle versioni acustiche, dal violino di Mauro Pagani.

Non ho provato il brivido di sedere a poche decine di metri dal palco, di riconoscere le canzoni prima che gli altri riuscissero a capire cosa stesse suonando. Di urlare, sentendo la mia voce stonata, m a fregarmene, perchè in fondo l'emozione devo pur trasformarla in energia, e l'energia devo pur buttarla fuori. Non l'ho sentito cantare con la dolcezza che ha messo nel libro "La neve se ne frega". E allora...

Cosa ci fai In mezzo a tutta Questa gente Sei tu che vuoi O in fin dei conti non ti frega niente Tanti ti cercano Spiazzati da una luce senza futuro. Altri si allungano Vorrebbero tenerti nel loro buio Ti brucerai Piccola stella senza cielo. Ti mostrerai Ci incanteremo mentre scoppi in volo Ti scioglierai Dietro a una scia un soffio, un velo Ti staccherai Perche' ti tiene su soltanto un filo, sai Tieniti su le altre stelle son disposte Solo che tu a volte credi non ti basti Forse capitera' che ti si chiuderanno gli occhi ancora O soltanto sara' una parentesi di una mezz'ora Ti brucerai Piccola stella senza cielo. Ti mostrerai Ci incanteremo mentre scoppi in volo Ti scioglierai Dietro a una scia un soffio, un velo Ti staccherai Perche' ti tiene su soltanto un filo, sai...

Colombo


October 9th, Columbus day.
In Italia è il 12, che qui per me non sarà altro che il compleanno di mia sorella.
Oggi quindi niente scuola, ma partita di tennis, andata più che bene. Le Ladies Hawks hanno vinto 14 a 4.
Domani si torna a scuola, test di matematica, tanto per iniziare bene la giornata.

October 07, 2006

Brrrr




Qui inizia a fare freddino. Ma che dico, freddino?
Qui si gela! (Ok, considerate una via di mezzo, dato che soffro risaputamente il freddo).
La mattina è tragica. Per tanti motivi. Perchè devo abbandonare il sonno, il buio, il mio caldo lettuccio.
Perchè devo infilarmi quelle maledette lenti a contatto negli occhi, quando ancora sono in dormiveglia.
Perchè devo combattere con me stessa per non mangiare come una piccola scrofa depressa, dato che qui hanno tante di quelle schifezze così buone...
Perchè devo abbandonare casuccia calda e dirigermi verso scuola. Al freddo.
Già, perchè i 49\50 della strada nel tragitto casa-scuola è OMBRA.
Perchè la prima ora è matematica. E chi è così gentile da spiegarmi a che CAZZO serve nella vita saper scrivere una funzione e modificarla??
Comunque, cercando di tralasciare il discorso matematica, data la tarda ora, mi limiterò a parlare di cose meno impegnative.
Chissà perchè, ma riesco sempre a scroccare un passaggio. O faccio davvero pena alla gente, o gli americani sono le persone più disponibili che esistano. O un po' di entrambe.
Ecco, ho freddo.
E sono in casa. Finestre chiuse. E sto indossando pantaloni di velluto, maglia a maniche lunghe e felpa.
Ad ogni modo oggi niente tennis. Casa dolce casa.
Finchè ho deciso di andare a fare un po' di shopping.
3 ore abbondanti trascorse in una manciata di negozi...
Una figata allucinante. Dio solo sa quanta roba mi sarei comprata se avessi avuto un po' più di soldini! Ad ogni modo il bottino è più che rispettabile, e il prezzo pure...
Felpa di American Eagle, una figata, 40 dollari.
Cintura, stesso marchio, 10 dollari.
Pendrive 1 gb,25 dollari.
Tuta di felpa(Giocare a tennis all'aperto ormai è un'impresa) 30 dollari.
2 paia di Jeans, 55 dollari.
Il tutto condito da un bel 8-10% di tasse, a voi il calcolo!
Poi sono andata dove lavora mammà, e ho aiutato... eheheh! Volevano assoldarmi!
Vabbè, ora sono alquanto distrutta, e credo sia bene che me ne vada a nannare!

October 05, 2006

Luci e colori

Credo che se non avessi cambiato Francese con Fotografia, nonostante non mi fosse permesso, avrei un grande rimpianto. Grandissimo. E credo che qualcuno che sta leggendo conosca bene il mio pensiero riguardo ai rimpianti, e sappia cosa voglia dire per me la frase sopra.
Oggi ho sviluppato le mie prime foto. E con "sviluppato" intendo il processo che occorre dopo lo sviluppo del rullino.
Dal negativo, alla fotografia.
Non è complesso, è tutto un gioco di tempo, di luce.
Ed è quanto di più emozionante si possa provare.

La foto sopra è una di quelle che ho sviluppato.
Quella sotto non ha molto a che fare con il motivo del post, nonostante sia una fotografia.
Volevo solo rendervi partecipi di ciò che mi trovo ad ammirare ogni mattina, appena esco di casa.


October 04, 2006

Bagel

Bramo la mia colazione.

October 03, 2006

Neve(Parte II)


Stette qualche tempo lì. Ferma. Immobile. Quasi rapita da quei petali bianchi che scendevano disordinati e fini da un cielo buio più che mai.
Li guardava, permetteva loro di posarsi delicatamente, quasi chiedessero il permesso, sulla sua pelle, di sciogliersi. Di procurarle un brivido dopo l’altro.
Ad ogni brivido sorrideva. Ma rabbrividiva.
Sentì freddo.
Decise di rientrare. Chiuse il portone, accese la luce, camminò infreddolita verso le scale. Esitò un momento. Poi si girò. Sempre lo stesso odore di legno. Se possibile lo avvertì più forte di prima. Respirò di nuovo, profondamente. Questa volta per gola.
Salì le scale di corsa, infilò la chiave nella toppa come per aprire la porta.
Ma non lo fece. Qualcosa la trattenne. Si fermò sul pianerottolo. La persiana era chiusa, la finestra no. Sentì il sussurrio leggero del vento trasformarsi in ululato. Si voltò di scatto, quasi spaventata, dispiaciuta.
Notò la finestra aperta, la chiuse. Il suo sguardo cadde sull’armadietto, che si trova di fronte alla porta appena sotto la finestra, parte di una vecchia cucina; era stato sistemato sul pianerottolo, probabilmente per pigrizia. Istintivamente aprì l’anta sinistra, e si inginocchiò. Sapeva, o meglio, ricordava, che da una parte erano custoditi i giochi di quando era piccola, e dall’altra le pitture del nonno. Non ricordava cosa si trovasse a sinistra, e cosa a destra. Provò ad indovinare.
Trovò i vecchi giochi da tavolo. Non li aveva mai usati. Chiuse l’anta. Aprì la destra.
C’era il cartone di un vecchio ferro da stiro. Lo prese. Dietro vide un paio di scatole di latta. Guardò frettolosamente nel cartone, vi trovò uno spago e qualche pennello. Posò tutto al suo fianco. Afferrò le scatole di latta. Una alla volta. Erano pesanti. Le aprì, una alla volta. Curiosa, o golosa. Portò la scatola al naso. La pittura era secca, ma «l'odore e il sapore durano ancora per molto tempo sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile l'edificio immenso del ricordo».
Si sorprese a sorridere. Perché il cuore stava sorridendo. Perché così sentiva. Udì la stufa scricchiolare, e credette di aver freddo.
Un altro respiro, un altro ancora. Ripose tutto nell’armadietto. Tanto velocemente quanto disordinatamente. Si alzò di scatto, girò la chiave ed entrò, come se si fosse svegliata di soprassalto.
Aveva davvero freddo. Credette di non averlo, perché scaldata nel profondo dai più dolci ricordi. Spense le luci, sgusciò sotto le coperte, il tempo di sistemarsi comodamente e già dormiva. Un sorriso sincero, dolcissimo la accompagnò nel regno dei sogni, sempre che non vi fosse già.
Buonanotte

October 01, 2006

Neve

Sedeva rilassata, su una delle due poltrone di vimini. Sedeva su quella destra, perché così era solita fare da bambina, quando iniziò a conoscere e ad amare quella casa.
Amava quella poltrona.
Perché distendendosi, riusciva ad appoggiare la gambe su una delle sedie verdi. Ma soprattutto perchè sedeva di fronte alla finestra.
Respirava odore di freddo.
Odore di legno. Le trasmetteva un senso di pace, sicurezza, calore.
Guardava la finestra. Le persiane erano aperte, i vetri erano appannati, riusciva appena a vedere oltre, eppure sembrava prestasse attenzione a qualcosa.
Era ormai buio, era molto tardi. Il lampione emanava una luce fioca. Più fioca del solito, come se anch’esso soffrisse il freddo e sentisse l’inverno.
Non si riusciva a scorgere la cima del Monviso. Da piccola stava ore ed ore ad osservare il sole nascondersi e tramontare dietro alle Alpi. Rimaneva spesso incantata da quel meraviglioso quadro, dove il rosso pastello predominava sugli altri colori, e chiamava i nonni, per condividere con loro l’emozione di un tramonto.
La stufa scricchiolò, lei la guardò e notò che le fiamme si stavano facendo più alte.. Segno che la temperatura stava scendendo ancora.
Si alzò. Aprì la finestra. Rabbrividì. I suoi piedi nudi toccarono il freddo pavimento del balcone. Altro brivido. Respirava aria di freddo. Si appoggiò alla ringhiera nera. Brivido. Era Fredda. Si guardò intorno.
Il paese era addormentato. Le imposte erano chiuse, le luci spente. La nebbia bassa. E densa. La notte silenziosa. Respirava, inalava aria gelida che penetrava nei suoi polmoni. Aveva la punta del naso ghiacciato, i piedi ormai non li sentiva più. Altro brivido. Nella casa di fronte si accese una luce. Dopo poco si spense. Non un rumore. Solo il sussurro del vento freddo. Le macchine posteggiate erano coperte da uno strato di neve. Non sapeva avesse nevicato. Non se ne era accorta. Ma ancora non realizzò. La nebbia era densa, c’era odore di neve.
Sospirò profondamente, quasi come se si volesse saziare con quell’odore. Quasi come se volesse custodirlo.
Rientrò. Tornò a sedersi sulla poltrona, quella destra.
Appoggiò le gambe sulla sedia, quella verde.
Riprese a guardare attraverso i vetri appannati. Ma qualcosa nella sua espressione era cambiato. Lo sguardo .Gli occhi. Erano gli occhi dei bambini. Quelli sognanti che attendono impazienti la neve. Quelli innocenti che si emozionano facilmente. Quelli ridenti che si sorprendono di tutto. Quelli curiosi, che sembrano domandare sempre “Perché?”.
Iniziò a nevicare di nuovo. A lei sembrò di sognare. Pensava fosse un’allucinazione. Fosse solo suggestione.
Si alzò di scatto. D’istinto. Si infilò calzettoni e scarpe. Prese una felpa, le chiavi di casa e uscì. Scese le scale due a due, infilandosi la felpa. Aprì il portone. Aveva un odore di legno. Forte. Volle saziarsi anche con quello. Non per gola. Per fame di sensazioni.
Uscì, un brivido la scosse. Le percorse la schiena. Non per il freddo. Per la felicità.
Buonanotte