October 01, 2006

Neve

Sedeva rilassata, su una delle due poltrone di vimini. Sedeva su quella destra, perché così era solita fare da bambina, quando iniziò a conoscere e ad amare quella casa.
Amava quella poltrona.
Perché distendendosi, riusciva ad appoggiare la gambe su una delle sedie verdi. Ma soprattutto perchè sedeva di fronte alla finestra.
Respirava odore di freddo.
Odore di legno. Le trasmetteva un senso di pace, sicurezza, calore.
Guardava la finestra. Le persiane erano aperte, i vetri erano appannati, riusciva appena a vedere oltre, eppure sembrava prestasse attenzione a qualcosa.
Era ormai buio, era molto tardi. Il lampione emanava una luce fioca. Più fioca del solito, come se anch’esso soffrisse il freddo e sentisse l’inverno.
Non si riusciva a scorgere la cima del Monviso. Da piccola stava ore ed ore ad osservare il sole nascondersi e tramontare dietro alle Alpi. Rimaneva spesso incantata da quel meraviglioso quadro, dove il rosso pastello predominava sugli altri colori, e chiamava i nonni, per condividere con loro l’emozione di un tramonto.
La stufa scricchiolò, lei la guardò e notò che le fiamme si stavano facendo più alte.. Segno che la temperatura stava scendendo ancora.
Si alzò. Aprì la finestra. Rabbrividì. I suoi piedi nudi toccarono il freddo pavimento del balcone. Altro brivido. Respirava aria di freddo. Si appoggiò alla ringhiera nera. Brivido. Era Fredda. Si guardò intorno.
Il paese era addormentato. Le imposte erano chiuse, le luci spente. La nebbia bassa. E densa. La notte silenziosa. Respirava, inalava aria gelida che penetrava nei suoi polmoni. Aveva la punta del naso ghiacciato, i piedi ormai non li sentiva più. Altro brivido. Nella casa di fronte si accese una luce. Dopo poco si spense. Non un rumore. Solo il sussurro del vento freddo. Le macchine posteggiate erano coperte da uno strato di neve. Non sapeva avesse nevicato. Non se ne era accorta. Ma ancora non realizzò. La nebbia era densa, c’era odore di neve.
Sospirò profondamente, quasi come se si volesse saziare con quell’odore. Quasi come se volesse custodirlo.
Rientrò. Tornò a sedersi sulla poltrona, quella destra.
Appoggiò le gambe sulla sedia, quella verde.
Riprese a guardare attraverso i vetri appannati. Ma qualcosa nella sua espressione era cambiato. Lo sguardo .Gli occhi. Erano gli occhi dei bambini. Quelli sognanti che attendono impazienti la neve. Quelli innocenti che si emozionano facilmente. Quelli ridenti che si sorprendono di tutto. Quelli curiosi, che sembrano domandare sempre “Perché?”.
Iniziò a nevicare di nuovo. A lei sembrò di sognare. Pensava fosse un’allucinazione. Fosse solo suggestione.
Si alzò di scatto. D’istinto. Si infilò calzettoni e scarpe. Prese una felpa, le chiavi di casa e uscì. Scese le scale due a due, infilandosi la felpa. Aprì il portone. Aveva un odore di legno. Forte. Volle saziarsi anche con quello. Non per gola. Per fame di sensazioni.
Uscì, un brivido la scosse. Le percorse la schiena. Non per il freddo. Per la felicità.
Buonanotte

3 comments:

Paolino said...

mimmi mi piace un sacco il tuo blog! Ho scritto le mie cinque abitudini come hai kiesto... Io sarei mai in grado di scrivere cose cosi profonde... Brava mimmi, promossa con una A
un bacio paolone

camelia said...

ciao sarawak, innanzitutto, grazie, anche se forse sei troppo gentile! Giusto per curiosità, ci conosciamo???buona giornata

camelia said...

da agosto...! vado a scuola, ciao!