
Stette qualche tempo lì. Ferma. Immobile. Quasi rapita da quei petali bianchi che scendevano disordinati e fini da un cielo buio più che mai.
Li guardava, permetteva loro di posarsi delicatamente, quasi chiedessero il permesso, sulla sua pelle, di sciogliersi. Di procurarle un brivido dopo l’altro.
Ad ogni brivido sorrideva. Ma rabbrividiva.
Sentì freddo.
Decise di rientrare. Chiuse il portone, accese la luce, camminò infreddolita verso le scale. Esitò un momento. Poi si girò. Sempre lo stesso odore di legno. Se possibile lo avvertì più forte di prima. Respirò di nuovo, profondamente. Questa volta per gola.
Salì le scale di corsa, infilò la chiave nella toppa come per aprire la porta.
Ma non lo fece. Qualcosa la trattenne. Si fermò sul pianerottolo. La persiana era chiusa, la finestra no. Sentì il sussurrio leggero del vento trasformarsi in ululato. Si voltò di scatto, quasi spaventata, dispiaciuta.
Notò la finestra aperta, la chiuse. Il suo sguardo cadde sull’armadietto, che si trova di fronte alla porta appena sotto la finestra, parte di una vecchia cucina; era stato sistemato sul pianerottolo, probabilmente per pigrizia. Istintivamente aprì l’anta sinistra, e si inginocchiò. Sapeva, o meglio, ricordava, che da una parte erano custoditi i giochi di quando era piccola, e dall’altra le pitture del nonno. Non ricordava cosa si trovasse a sinistra, e cosa a destra. Provò ad indovinare.
Trovò i vecchi giochi da tavolo. Non li aveva mai usati. Chiuse l’anta. Aprì la destra.
C’era il cartone di un vecchio ferro da stiro. Lo prese. Dietro vide un paio di scatole di latta. Guardò frettolosamente nel cartone, vi trovò uno spago e qualche pennello. Posò tutto al suo fianco. Afferrò le scatole di latta. Una alla volta. Erano pesanti. Le aprì, una alla volta. Curiosa, o golosa. Portò la scatola al naso. La pittura era secca, ma «l'odore e il sapore durano ancora per molto tempo sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile l'edificio immenso del ricordo».
Si sorprese a sorridere. Perché il cuore stava sorridendo. Perché così sentiva. Udì la stufa scricchiolare, e credette di aver freddo.
Un altro respiro, un altro ancora. Ripose tutto nell’armadietto. Tanto velocemente quanto disordinatamente. Si alzò di scatto, girò la chiave ed entrò, come se si fosse svegliata di soprassalto.
Aveva davvero freddo. Credette di non averlo, perché scaldata nel profondo dai più dolci ricordi. Spense le luci, sgusciò sotto le coperte, il tempo di sistemarsi comodamente e già dormiva. Un sorriso sincero, dolcissimo la accompagnò nel regno dei sogni, sempre che non vi fosse già.
Buonanotte
2 comments:
yep, have a good day or have anice day. 9 ore. le foto purtroppo no, virgolettato èdi proust in alla ricerca del tempo perduto
che vuoi sapere dei souvenirs?quali? ciao;p
aspe, lke foto non tutte sono mie...quelle "californiane" si peèrò
Post a Comment